Il biocontrollo non è una sostituzione meccanica dei mezzi convenzionali, ma uno strumento strategico da integrare nei programmi di difesa. La sua efficacia cresce quando viene inserito in una logica di difesa integrata, insieme a prevenzione, monitoraggio, pratiche agronomiche, mezzi non chimici e, quando necessario, interventi convenzionali.
Il ruolo del biocontrollo nella difesa integrata
Il biocontrollo sta assumendo un ruolo sempre più importante all’interno delle strategie moderne di difesa delle colture. Non si tratta di un approccio isolato o alternativo in senso assoluto, ma di uno strumento che trova la sua massima efficacia quando viene inserito in un sistema integrato.
La difesa integrata, definita dal quadro normativo europeo e nazionale sull’uso sostenibile degli agrofarmaci, si fonda su alcuni principi chiave: privilegiare la prevenzione, basare le decisioni sui dati, preferire i metodi non chimici quando garantiscono efficacia soddisfacente, ridurre l’uso dei prodotti fitosanitari e gestire il rischio di resistenza nel lungo periodo.
In questo schema il biocontrollo non è marginale: è uno degli strumenti che meglio risponde agli obiettivi di sostenibilità, selettività e diversificazione dei meccanismi d’azione.
Il caso della vite: peronospora, oidio e botrite
Questo aspetto è particolarmente evidente nelle colture ad alta intensità di difesa, come la vite. In viticoltura la gestione sanitaria ruota soprattutto attorno a tre grandi avversità:
- Peronospora, favorita da piogge e umidità fogliare elevata.
- Oidio, che prospera con elevata umidità relativa anche in assenza di pioggia.
- Botrite, legata a condizioni di elevata umidità e a un microclima chiuso nel grappolo, spesso aggravata da danni meccanici o da insetti.
Si tratta di patogeni con caratteristiche biologiche diverse, ma accomunati da un forte impatto economico e dalla necessità di programmi di difesa continui e ben posizionati lungo tutta la stagione.
Un contesto tecnico e commerciale più complesso
Negli ultimi anni il contesto è cambiato in modo significativo. Il numero di principi attivi di sintesi disponibili si è progressivamente ridotto, mentre per diverse classi chimiche è aumentata la pressione selettiva e sono emersi, o si sono consolidati, fenomeni di resistenza.
Questo significa che le soluzioni rimaste devono essere gestite con ancora maggiore attenzione.
Inoltre, sono aumentate le richieste della Grande Distribuzione Organizzata per produzioni ortofrutticole con livelli di residui più restrittivi rispetto ai limiti già stabiliti dalla normativa a tutela del consumatore.
Perché il biocontrollo diventa strategico
È proprio in questo scenario che il biocontrollo assume un valore strategico.
L’integrazione di sostanze naturali e microrganismi nei programmi di difesa consente di diversificare i meccanismi d’azione e di ottenere produzioni più coerenti con le richieste del mercato e della Grande Distribuzione Organizzata.
Inoltre, il loro utilizzo si inserisce bene nei principi della difesa integrata: permette di privilegiare mezzi non chimici, ridurre l’impatto su salute umana e organismi non bersaglio, contenere il rischio, gestire i residui e rafforzare la gestione della resistenza.
Come integrare il biocontrollo nei programmi di difesa
Dal punto di vista operativo, l’integrazione del biocontrollo nei programmi di difesa segue alcuni criteri chiave:
- Intervento preventivo
È fondamentale per migliorare l’efficacia complessiva dei programmi di difesa. - Posizionamento strategico
I mezzi di biocontrollo trovano particolare utilità nelle fasi di apertura e chiusura della stagione, nelle finestre di rischio basso o medio e in prossimità della raccolta, quando la gestione dei residui assume un’importanza ancora maggiore. - Sinergia con le pratiche agronomiche
Gestione della chioma, equilibrio nutrizionale e monitoraggio rafforzano l’efficacia degli strumenti di biocontrollo. - Compatibilità con organismi utili, ausiliari e impollinatori
Il biocontrollo contribuisce a una difesa più selettiva, equilibrata e coerente con gli obiettivi di sostenibilità.
I principali ambiti di impiego
Per quanto riguarda i principali ambiti di impiego, i mezzi di biocontrollo e le sostanze naturali autorizzate trovano applicazione proprio contro peronospora, oidio e botrite.
Il loro contributo non è solo diretto sul patogeno, ma strategico sull’intero programma di difesa: rendono il sistema più flessibile, più resiliente e più coerente con i principi della difesa integrata.
I mezzi di biocontrollo permettono di contenere le avversità riducendo l’impatto sugli ausiliari e sugli impollinatori, contribuendo così a una difesa più equilibrata.
Non sostituzione, ma rafforzamento della strategia
Il biocontrollo non va letto come sostituzione meccanica di tutto il resto, ma come strumento di rafforzamento della strategia.
In molti casi non elimina la necessità di altri mezzi, ma ne migliora l’efficienza complessiva, ne protegge la durata nel tempo e rende il programma di difesa più resiliente.
Questa integrazione diventa necessaria per affrontare la difesa in un contesto caratterizzato da una minore disponibilità di meccanismi d’azione e da richieste di mercato sempre più attente alla sostenibilità e alla gestione dei residui.
Le condizioni per una strategia efficace
Perché questa impostazione sia davvero efficace, servono alcune condizioni operative:
- conoscere bene i meccanismi d’azione degli strumenti impiegati;
- pianificare le rotazioni in funzione del rischio di resistenza;
- monitorare l’andamento stagionale;
- evitare trattamenti non necessari;
- verificare ex post i risultati ottenuti;
- aggiornare continuamente la strategia.
Il biocontrollo funziona davvero quando entra in una cultura tecnica fatta di osservazione, programmazione e adattamento.
Conclusione
Il biocontrollo rappresenta oggi uno degli assi più promettenti per una difesa delle colture più sostenibile, efficace e duratura.
La sua forza non sta solo nella natura dei mezzi impiegati, ma nella capacità di integrarsi con gli altri strumenti disponibili, contribuendo a costruire sistemi di protezione più intelligenti e meno dipendenti da poche soluzioni residue.
Il futuro della difesa delle colture non passa dalla contrapposizione tra approcci, ma dalla loro integrazione ragionata. Ed è proprio in questa integrazione che il biocontrollo trova il suo ruolo più solido.
Articolo realizzato in collaborazione con Mauro Coatti, Syngenta.